LA FRUTTA: MEGLIO FUORI PASTO!

Da sempre noi italiani siamo abituati a mangiare la frutta e il dolce a fine pasto, per sentirci sazi ed avere qualcosa di dolce. Non solo è difficile cambiare questa abitudine, ma spesso chi cerca in modo ossessivo qualcosa di dolce a fine pasto, ha problemi intestinali di cui non si rende conto.

Facciamo un passo indietro per spiegare: la frutta, ottimo alimento, ricco di vitamine, enzimi, minerali, non deve subire trasformazioni in bocca e nello stomaco, per la sua digestione, e passa velocemente nell’intestino. Questo però accade solo se lo stomaco è vuoto e non contiene altri alimenti, altrimenti deve per forza seguire “il destino” della digestione degli altri cibi consumati durante il pasto.

Ci sono delle regole da seguire, perché le scorrette combinazioni alimentari creano dei problemi. Se la frutta viene mangiata con dei carboidrati, inizia una fermentazione degli amidi, che crea fastidioso gonfiore. Se la frutta viene consumata con un pasto a base di proteine, (carne, pesce), la digestione viene rallentata perché rallenta la produzione di acido cloridrico, e la frutta acida, come gli agrumi, inibisce la pepsina, che è l’enzima che scinde le proteine. Se consideriamo che, normalmente, il pasto tipico italiano è composto da primo piatto e secondo, contorno, frutta, non è difficile immaginare che si verificano una digestione difficile e una scorretta utilizzazione dei nutrienti dei cibi. Si avrà così quella che in Naturopatia viene chiamata disbiosi mista, con fermentazione degli zuccheri e putrefazione delle proteine.

Insomma, una digestione malsana produce sostanze per lo più tossiche, il cui assorbimento può provocare una diminuzione dell’energia vitale, infiammazione e indebolimento del sistema immunitario, che è l’anticamera delle malattie.

Consumando la frutta da sola, il fruttosio viene velocemente assorbito dai villi intestinali, entra nel sangue e arriva al fegato, dove può essere trasformato in glucosio ed utilizzato per produrre energia,  oppure essere trasformato in acidi grassi, in modo molto più rapido rispetto al glucosio derivato dagli alimenti contenenti carboidrati (legumi, patate, pane, riso, pasta, cereali, etc..).
Il processo di trasformazione del fruttosio in acidi grassi nel fegato si chiama lipogenesi.
Un eccesso di acidi grassi nel fegato, derivati da zuccheri non metabolizzati, si chiama steatosi epatica (il cosiddetto fegato grasso). La steatosi epatica fa funzionare il fegato al 30% delle sue potenzialità ed è una condizione che rende difficile anche perdere peso.

Se si consuma molta frutta, (o se si utilizza come dolcificante al posto dello zucchero) si introduce moltissimo fruttosio, che andrà a formare trigliceridi; questi verranno stoccati nel fegato, oppure potranno essere trasferiti ai depositi adiposi, tramite le lipoproteine VLDL. In questo modo si accumula grasso corporeo, soprattutto addominale, che aumenta il rischio di avere problematiche cardiovascolari; anche il profilo lipidico sarà alterato e gli esami del sangue mostreranno il valore dei trigliceridi aumentato.

E’ evidente che la frutta conviene mangiarla da sola, a stomaco vuoto, a colazione oppure come spuntino a metà mattina e pomeriggio, meglio ancora se prepariamo colorati e divertenti estratti a base di verdura per l’80% e 20% frutta.

Tirando le somme, tra frutta e dolciumi, caramelle, e simili, eccedere giornalmente con il fruttosio è un rischio reale e concreto, ogni giorno!
Per recuperare il peso forma, per avere una salute ottimale senza più steatosi epatica, per eliminare il grasso corporeo in eccesso, occorre limitare la dose giornaliera di fruttosio e non mangiare frutta a fine pasto, soprattutto quella dolce, come banane, cachi, fichi; occorre eliminare anche marmellate e miele come conclusione di pranzo e cena. Attenzione anche alle salse, il ketchup contiene oltre il 40% di fruttosio, su 100 grammi di prodotto.

Rosanna Pilia, Naturopatia Integrata, Micoterapia, Iridologia, Alessandria

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